Sulla digitalizzazione il premier ascolti le aziende interessate. Libero del 4 ottobre 2019

Sulla digitalizzazione il premier ascolti le aziende interessate

FABRIZIO POLITI

Caro Direttore le scrivo dal mio ufficio a New York, la Grande Mela, dove il progresso corre veloce. Scrivo a lei che è un uomo illuminato. Leggo che in Italia, il mio Paese, in questi giorni il Governo propone di combattere l’evasione fiscale incentivando i pagamenti digitali, senza spiegare bene come e improvvisandosi esperto in materia.

Gliene scrivo perché io da oltre 10 anni propongo tali soluzioni in Italia e, dopo essere stato ignorato dalla politica, ho deciso di fondare la mia azienda privata, SixthContinent.com (il SestoContinente). Una società che da sola applica politiche economiche volte a incentivare pagamenti digitali totalmente tracciabili, aumentare il potere di acquisto dei consumatori e generare profitti sostenibili per le aziende. Ad oggi abbiamo circa un milione di consumatori italiani registrati sulla nostra Piattaforma, e abbiamo aumentato i profitti di grandi, medie e piccole imprese in modo sostenibile. Ora stiamo diffondendo questo modello virtuoso in tutta Europa e io personalmente sto lavorando alla sua diffusione negli Usa. SixthContinent.com vende “Gift Card” digitali, carte di pagamento emesse dalle rispettive aziende di ogni settore, online e fisico, dai supermercati ai carburanti, dai negozi fisici a quelli online. Le aziende pagano la pubblicità e gli spazi per proporre le proprie “Gift Card”, buoni spesa e buoni benzina, e SixthContinent divide i profitti di ogni transazione con i propri utenti, tutto in forma di punti per i successivi acquisti (Credit-Back). Il 70% del valore dei profitti va agli utenti.

Le proposte del governo per la digitalizzazione dei pagamenti rappresentano un ottimo spunto da cui partire, a preoccuparmi però è l’effettiva realizzazione di simili politiche. Due i motivi principali: da un lato l’instabilità governativa che causa spesso cambiamenti immediati nella leadership di governo con il rischio di perdere i buoni propositi abbozzati, dall’altro la mancanza di competenze reali per ciò che riguarda gli aspetti trattati. Per competenze intendo esperienza pluriennale sul campo, conoscenza dei reali bisogni del settore tecnologico e carenza di dati sulle abitudini dei consumatori. Ecco perché una possibile soluzione sarebbe quella di riunire attorno a un tavolo permanente coloro che in questi anni (le web company) sono riusciti a farsi strada in questo mondo. Le web company non solo possiedono l’esperienza, ma soprattutto possiedono la capacità di analisi dei Big Data sui comportamenti dei consumatori e sanno come incentivare il cambio di abitudini per ottenere risultati diversi e virtuosi, che sod- disfino sia gli Utenti/Cittadini che l’intera Community. Le propongo di farsi voce affinché non si sprechi questo capitale di esperienza e conoscenza, ma anzi, possa essere sfruttato trasformando le web company in consulenti del governo, gratuitamente.

Il modo digitale inoltre, caro Direttore, permette di ottenere risultati rapidi senza dover passare attraverso la realizzazione di grandi progetti tangibili come infrastrutture, ponti e autostrade. Un Paese “arretrato” come l’India ha saputo intercettare un bisogno creando “cattedrali” tecnologiche come Cyber City, a Gurgaon, e trasformandosi così in uno dei principali fornitori al mondo di personale competente in questo settore specifico. Competenze che in Italia in pochissimi abbiamo. Le web company sanno quali politiche potrebbero portare miglioramenti concreti. Baste- rebbe raccogliere attorno allo stesso tavolo le persone che la “rivoluzione digitale” la fanno giorno dopo giorno: una commissione, una specie di pool tecnico per realizzare un sistema digitale italiano che funzioni davvero. Quanto le propongo non è un esperimento, ma un’esperienza di successo che accade da anni negli States, dove Governo e Web Company si confrontano costantemente.

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